<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2758424</id><updated>2011-06-27T17:26:01.058-07:00</updated><title type='text'>moretti</title><subtitle type='html'>note su ''La stanza del figlio''</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://moretti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2758424/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://moretti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>giovanni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14225271171842731786</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2758424.post-2758517</id><published>2001-03-13T07:24:00.000-08:00</published><updated>2001-03-13T07:32:38.540-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>sono, ovviamente, appunti molto personali. stream of consciousness sul foglio. Non sono, e non vanno presi, come considerazioni definitive. Se NON avete visto il film, NON andate avanti nella lettura. Vengono raccontati alcuni elementi della trama. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anni dopo, Moretti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo vediamo che fa jogging, all’inizio. Così come faceva canottaggio all’inizio di La seconda volta: E’ sempre bello, e ogni volta invecchia, lo vedi invecchiare come un amico, ti dispiace. E’ grasso, adesso. E’ come suo padre, ha la stessa figura di suo padre, poco più che comparsa nei suoi film. Nel suo film, ci sono tutti quelli che hanno fatto una parte nei suoi film precedenti. Poco più che comparse, come sempre. E invecchiati, anche loro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è sempre la musica, che ti arriva terribile, bellissima, a colorare le scene. Già all’inizio, momenti di realtà che diventano sogno: gli Hare Khrisna, e lui che lascia il cappuccino – quanti bar, nei suoi film – per seguirli, per sorridere. La vita che va bene è un gruppo di Hare Khrisna come un’apparizione per la strada. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa fa Moretti? Arriva a casa, una di quelle case piene di porte, di vetri come una volta, una casa anni ’60, con tante stanze e corridoio, come non ce ne sono forse più, chissà. C’è una famiglia, c’è una moglie bella e intelligente che somiglia così tanto, nei lineamenti, alla sua moglie vera, e forse è la moglie vera che somiglia a quella attrice, conosciuta e dipinta in un suo film del 1984, Bianca. Sono passati sedici ani. Sedici anni dopo, è lei. E noi siamo tutti qui. Ad aspettare che cominci lo show. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come lo vediamo il figlio? Non lo ricordo. Lo vediamo a correre, simile e più molle, non è aggressivo. Ah, no. C’è la storia della ammonite. Che è ripresa da un racconto di Raymond Carver, così come la poesia sulle dita dei piedi. Li vediamo dal preside. Un taglio che incrina la serenità di una famiglia borghese. Un tarlo nei pensieri di un padre morale. Un figlio sventato, o forse un amico che lo pugnala alle spalle. È meglio che il mondo sia cattivo, o che il figlio abbia sbagliato? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una madre più elastica, che lo perdona quando dice che è stato lui, il figlio. Che non riesce, neanche per un momento, a essere una madre severa. Troppo amore. Che porta presto il dolore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parla dell’educazione, senza dirlo, Moretti. Lui che va, dal paziente che chiede di essere chiamato a casa, perché il dovere è dovere. Lui che vorrebbe anche insegnare la voglia di vincere al figlio. Ma chi nasce con troppo amore, finisce per soccombere. Come nel film Barry Lyndon. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la prima volta, Moretti mostra un personaggio vittima degli altri: vittima di Silvio Orlando. Michele Apicella avrebbe fatto quello che gli pareva. Un personaggio con un senso di responsabilità. Somiglia a Giulio di La messa è finita. Ascolta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La famiglia la vuole, Moretti. La voleva in Bianca, dove non sopportava i tradimenti. Non c’è nessun personaggio più morale di lui, nel cinema italiano. Uccideva le coppie degli amici, perché non si tradissero. Lasciava Bianca, per non tradire. Già in Ecce bombo, si preoccupava per la sorella che andava a occupare, e forse a fare l’amore quella notte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono cambiate le famiglie di Moretti. Famiglie borghesi, come quelle di Muccino. La famiglia di Ecce bombo è la stessa di La stanza del figlio. Solo che lui, adesso, è il padre. E che accetta di non capire il figlio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un figlio misterioso. Persino l’amore piccolo con una ragazzina può servire, ai genitori, per spiegarsi qualcosa di questo mistero immenso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piccolo giallo dell’ammonite. Che inquieta solo il padre. Che ha paura di non avere educato bene il figlio. Un figlio pasticcione, che si mette nei guai da solo. Gli amici, le immersioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il modo in cui rappresenta la morte. Per la prima volta, piange sullo schermo. Ma non è quello il punto alto. Il punto alto è come descrive la normalità delle operazioni di saldatura della lastra zincata alla bara. La normalità del nervosismo e del vuoto, dopo. Nella cucina, notare che tutte le tazze sono sbeccate, e arrabbiarsi, in una sorda protesta contro la moglie. Non aver visto o curato le possibili incrinature. Poi tutto si incrina, anche a Nanni, quando tenta di cucinare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Felicità raggiunta, si cammina per te su film di lama. Agli occhi sei barlume che vacilla, ai piedi teso ghiaccio che s’incrina. E dunque non ti tocchi chi più t’ama. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sinistra? E’ un film di sinistra? La sinistra scopre il dolore, come qualcuno sostiene? Mi sembra che la sinistra lo abbia sempre conosciuto e sempre rappresentato, il dolore. Anche al cinema. Forse Una giornata particolare non rappresentava il dolore? E La notte di san Lorenzo? E La vita è bella, ammesso che sia di sinistra – lo sono i suoi due autori - ? E forse che Ovosodo e più ancora Baci e abbracci non rappresentavano il dolore, l’umiliazione, la perdita di dignità e di identità? O Garage Olimpo, che parla dei desaparecidos? E Così ridevano, che parla della emigrazione? Sono solo alcuni dei titoli che vengono in mente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La stanza del figlio è un film sulla felicità normale, e sulla distruzione di questa felicità. E’ vero che somiglia ai melodrammi tipo Matarazzo, ma forse Moretti non ha mai voluto fare niente di particolarmente diverso. È di destra il melodramma? Ma Moretti non è “di sinistra”, nel senso che conta la determinazione sociale del male. Non si è infelici solo perché si perde il lavoro o si è sfruttati dal padrone. Si è infelici anche per il destino, per l’ineluttabilità del dolore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono le spiegazioni “cristiane”. Accettare il dolore perché non si può fare altro. E uno che non lo vuole accettare perché, cristiano o non cristiano, ama la vita e ama il piacere, ingordamente, infantilmente, vitalisticamente, che cosa deve fare? Non può rassegnarsi. Ma, alla fine, non c’è che prenderne atto, non c’è che fare una passeggiata sulla spiaggia. Niente come prima, ma in qualche modo ricominciare. Come con le tazze. Sono sbrecciate, perché la vita si sbecca, si rompe, niente rimane com’era. Non è colpa di nessuno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sperare, sperare che qualcuno capisca. Per la prima volta, Moretti ascolta. Per la prima volta, cerca qualcuno che lo capisca. Per la prima volta, chiede aiuto agli altri. Vorrebbe trovare delle corrispondenze. Vorrebbe che qualcuno si mettesse al suo posto. Invece ogni paziente pensa alla sua storia, ogni paziente è autistico, chiuso nel suo problema. Ogni paziente non si rende conto di lui. È la storia di un uomo invisibile, questa. Contrariamente agli altri film di Moretti. Sì, anche in Caro diario il sindaco di Stromboli non capisce niente, anche in Bianca i professori sono pazzi, ma mai come in questo film lui ha bisogno che gli altri capiscano. E gli altri non capiscono, nessuno capisce. Come lui non ha capito suo figlio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va nel negozio di articoli per sub, per cercare una spiegazione razionale alla morte. E la spiegazione non c’è. Proprio come in Decalogo 1, lui – il padre – è uno scienziato, insieme hanno fatto i calcoli sulla tenuta del ghiaccio, e il ghiaccio invece non ha tenuto. Ma non è colpa di nessuno. C’è voglia, nella vita, di trovare un colpevole. Così, si pensa che se il colpevole non commettesse la colpa, il male non accadrebbe. Invece il male accade. Comunque. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui, Moretti, si mantiene fedele a se stesso, alla sua eleganza borghese, anche nei vestiti. Quei pantaloni di velluto a coste, eleganti, sobri. Quelle camicie a righe, quell’eleganza accurata e mai appariscente, mai volgare, proprio come tutto il film. E anche il figlio veste nello stesso modo. Ma è impossibile creare un altro sé. Il mondo è diverso. È simile, ma è diverso. Moretti 2 è morto, forse metaforicamente. Andrea non sarà un altro Nanni. Andrà con gli amici. E la sua ragazza non gli sarà fedele, neanche per un po’. Il secondo colpo di scena del film, il ritrovamento della ragazza, non è come nei film americani. Non serve a niente. Serve a capire che era una ragazzina come tante, niente di speciale. Il loro figlio non aveva niente di speciale. Non era superonesto, non era bravo nello sport, non era invulnerabile di fronte alla morte, e neanche di fronte all’amore, di fronte al tradimento. Se la ragazzina non lo ha tradito, di certo lo farà. E non dice frasi memorabili su di lui, neanche capisce quanto i genitori abbiano bisogno di lei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è un film senza speranza. È un film che dice che la speranza, alla fine, la dobbiamo trovare in noi stessi. Solo in noi stessi. Neanche la moglie, alla fine, lo capisce. E dunque Nanni si ritrova come Cristo, nell’orto del Getsemani. Solo, completamente solo. Laura Morante gli dice: non ti voglio più ascoltare, i pazienti certo non lo vogliono ascoltare, vogliono solo essere ascoltati. Forse l’amore finirà, certo il lavoro finirà. Se perdi una cosa importante, è più probabile che, dopo, tu perda tutto il resto, piuttosto che la vita, o il destino, pensino a risarcirti. E’ vero che Moretti è diventato grande: finisce di pensare, per sempre, che qualcuno consolerà i nostri dolori. Sia pure la donna che amiamo, o la religione, o il destino. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2758424-2758517?l=moretti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2758424/posts/default/2758517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2758424/posts/default/2758517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://moretti.blogspot.com/2001_03_11_archive.html#2758517' title=''/><author><name>giovanni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14225271171842731786</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
